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Tagung zum Thema  Heute an die Zeit "nach uns" denken am 25.09.2019

 

 

Einführung ins Themas und Moderation

Karl  Tragust  –  Präsident  der Genossenschaft Sophia – Forschung und soziale Innovation (Bozen)

 

Warum diese Tagung?

Das Gesetz vom 22.6.2016, Nr. 112 „Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilitá grave prive del sostegno familiare“  hat nach langer Diskussion auf allen Ebenen (Betroffene, Verbände, Parlament, Ministerium, Regionen, Gemeinden, Dienste) eine reale Möglichkeit für Eltern und deren Kinder mit Behinderungen geschaffen, für die Zeit, in welcher sie nicht mehr in der Lage sind, für sie zu sorgen.

Es ist dies ein großes Anliegen, welches vielen Eltern auf dem Herzen liegt. Was passiert, wenn wir nicht mehr sind? Was passiert nach uns?

Die Situation von Eltern von Menschen mit Behinderung ist eine Lebenssituation, gekennzeichnet von ständigem Sorgen und Bemühen um das Wohle des Kindes, der Familie, und zu wenig oft für das eigene Wohl. Es ist das Bemühen, sich im Umfeld der Dienste (Gesundheit, Kleinkinderbetreuung, Schule, Arbeitswelt, Wohnen, Freizeit, Beziehungen) zurechtzufinden. Sich selbst zurechtzufinden, gemeinsam mit dem Kind, gemeinsam mit der eigenen Familie.

Wird sich das Kind – das inzwischen erwachsen ist und Versuche des selbständigen Lebens hinter sich hat, was dann meistens ein gemeinsames Versuchen ist – ohne uns zurechtfinden?

Wer wird ihm Hilfe, Unterstützung, Begleitung bieten, wenn wir nicht mehr sind? Wie können die Familienangehörigen, welche diese Aufgabe übernehmen werden, ihrerseits unterstützt werden? Nach uns? Auch sie sind unsere Kinder. Und sie sind Geschwister.

Gerne stellen wir über unseren Tod hinaus Mittel zur Verfügung, damit auch in der Zeit nach uns unser Kind gut versorgt ist. Wie kann so etwas am besten organisiert und vorgesorgt werde? Welche Wege?

Hier das Bemühen der Lebenshilfe und des Arbeitskreises Eltern Behinderter, ausgehend von den Sorgen und Erwartungen vieler Betroffener, sich des Themas anzunehmen:

  • sich zu versammeln,
  • sich auszutauschen,
  • Erfahrungen anderer anzuschauen,
  • Experten zu hören,
  • Möglichkeiten auszuloten,
  • Verantwortlichkeiten und Rollen abzuklären
  • mögliche gemeinsame Wege aufzuzeigen,
  • sich abzusprechen,
  • etwas zu bewegen,
  • gemeinsam beraten und dann tun.

Die Beteiligten sind tatsächlich viele. Wenn Eltern nicht mehr da sind, hinterlassen sie eine Leere, die nur durch das Zusammenspiel vieler gefüllt werden kann.

Das Dopo di noi – Nach uns ist ein Beispiel dafür, wie Ressourcen und Energie – emotionale und materielle – die an das Vorhandensein der Eltern und der Hilfestellung der öffentlichen Hand geknüpft ist, neu organisiert werden muss, damit sie weiterleben kann, vielleicht sogar neuen Schwung bekommen kann, neue Chancen sich auftun können.

Damit dies passiert, gibt es viele Verantwortliche:

  • die Eltern natürlich,
  • die Familie, insbesondere die Geschwister,
  • die betroffenen Personen selbst,
  • die betreuenden Dienste,
  • die Verwalter der Vermögenswerte, die für die Zeit „Nach uns“ zur Verfügung gestellt werden,
  • Vormünder und Sachwalter,
  • die örtliche Gemeinschaft.

Einer oder eine allein schaffen es nicht. Es braucht das Netz, das Zusammenspiel, die Bereitschaft, die Fähigkeit, die nicht vom Himmel fällt.

Es gilt, die Verbindungslinien zwischen diesen Verantwortlichkeiten, Rollen, Instanzen, Diensten, Körperschaften, Verbänden, Vermögenswerten, Fonds, Fachkräften, Gesetzgebern etc zu finden.

Dazu sind wir heute da:

  • Informationen auszutauschen
  • Die einzelnen Teilchen des Gesamten auf den Tisch zu legen
  • Sich abzusprechen für weiteres Vorgehen.

Wir haben am Rednerpult Experten, wir haben bei den Teilnehmerinnen Betroffene, Vertreter von Verbänden, Fachleute, öffentliche Stellen.

Zuerst werden zwei Experten sprechen, welche das Gesetz und die Erfahrungen damit darstellen werden. Dann wollen wir zusammen diskutieren, wobei die Verantwortliche des Amtes für Menschen mit Behinderungen ans Rednerpult kommen wird und als erste das Wort erhält. Dann sind sie am Wort und wir hoffen, dass Betroffene und Fachleute aus den Verbänden, Diensten, Kammern, der Universität u.a. sich einbringen werden.

Nach der Pause wird auch die Landesrätin Waltraud Deeg zu uns kommen und am Ende auch ihren Beitrag leisten.

 KT/25.9.19

 Weiter Fragen:

  • Das G. 112/2016 stellt einen Fonds zur Verfügung, zu denen die Regionen Zugang haben. Und Südtirol?
  • Braucht es ein Landesgesetz? Landesbudget?
  • Situation in TN?
  • Landesgesetz Inklusion
  • Es gab eine AG Dopo di noi beim Amt für Menschen mit Behinderungen? Ergebnisse? Kann man daran anknüpfen?
  • Treffen beim Dachverband für Soziales und Gesundheit?

 

Die  Folgen des Gesetzes 112/2016 für die Familien: Die historisch-kulturelle Entwicklung im Umgang mit Behinderung und die individuellen Lebensprojekte

Giancarlo Sanavio  –  Direktor der Stiftung F3 Famiglia Fiducia Futuro (Padova)

 

 

La Fondazione F3, Famiglia Fiducia Futuro, di cui sono il Direttore, ha iniziato la sua attività ufficiale all’inizio di questo decennio ma ha messo le sue radici circa 10 anni prima a seguito di un seminario che il CCS – Consorzio di Cooperativa Sociali con sede a Selvazzano Dentro (PD) organizzava ogni anno per approfondire alcuni temi di attualità che i servizi gestiti dalle varie cooperative (soprattutto servizi residenziali – una trentina - per persone disabili complesse e con problematiche di comportamento) proponevano e ritenevano degne di approfondimento per l’intero gruppo. In quegli anni uno dei temi che venivano spesso proposti era relativo alla sostenibilità dei servizi, soprattutto residenziali, che dipendevano quasi esclusivamente dai finanziamenti pubblici e le Comunità Alloggio, Residenziali e Gruppi Appartamento (DGR Veneto 84/2007) avevano coinvolto le famiglie nella riflessione sul Dopo di Noi. Da quella riflessione si costituì un gruppo di lavoro formato da alcune famiglie, rappresentanti delle varie associazioni di famigliari, alcuni responsabili delle cooperative ed alcuni legali e notai. Il gruppo individuò cinque tipologie di famiglie e applicò i sette articoli del Codice Civile che si pensava potessero garantire il futuro delle persone disabili nel “Dopo di Noi” sia nell’assistenza alla persona stessa, come pensata dalle famiglie, sia l’eventuale patrimonio messo a disposizione dalla famiglia per tale finalità. Dopo le varie simulazioni risultò evidente che nessuna modalità ipotizzata garantiva contemporaneamente sia la persona con disabilità che la volontà della famiglia. Ci si mise allora alla ricerca di altre soluzioni e si approfondì lo strumento del TRUST e si ripeterono, usando questo strumento, le varie simulazioni. Risultò evidente che se la famiglia e i servizi avevano chiari sia i problemi e le difficoltà della persona con disabilità, ma anche le sue aspettativi e desideri, lo strumento del Trust poteva garantire sia la volontà della famiglia che il Progetto di Vita della persona con disabilità. Uno degli aspetti che emerse subito fu relativo a chi dovesse ricoprile il ruolo di Trustee (il ruolo del Guardiano di solito è ricoperto dall’Amministratore di Sostegno), cioè di gestore sia del Progetto di Vita che del Patrimonio messo a disposizione dalla famiglia. Fu in questo momento che il gruppo di lavoro pensò alla Fondazione come strumento di raccordo tra i servizi che rispondevano ai bisogni delle persone attraverso i Progetti Assistenziali (PAI) e i Progetti Educativi (PEI) e i desideri ed aspirazioni delle persone e delle loro famiglie (Progetto di Vita) e la gestione patrimoniale che doveva garantire soprattutto questi ultimi.

La Legge 112/16 ha confermato il lavoro svolto dalla Fondazione F3, con alcune criticità:

  • La confusione tra Progetti Personalizzati ex art. 14 della L. 328/2000 e Progetti di Vita; secondo noi non sono la stessa cosa, i bisogni sono di competenza dei servizi pubblici che possono concorrere con finanziamenti, trovare delle soluzioni alla scomparsa dei genitori in servizi residenziali dove però la persona con disabilità deve adattarsi all’organizzazione, non rispettando l’assunto dell’articolo 19 della Convenzione dell’ONU di New York (2006), adottata in Italia dalla L. 18/2009 che ribadisce che la persona con disabilità ha diritto di scegliere con chi stare e dove stare. Il Progetto di Vita è della persona con disabilità e/o di chi la rappresenta e della sua famiglia e riguarda le preferenze, i desideri, le aspirazioni e i sogni in altre parole la sua autodeterminazione, questo comporta un cambio di potere con lo spostamento dello stesso verso la famiglia.
  • Il cambio di scenari istituzionali (Pubblica Amministrazione e Enti del Terzo Settore), famigliari (soprattutto in ambito associativo) e individuali - aspettative e valori, attualmente in essere, che comportano smarrimento, carenze di risorse, non sono supportati da una informazione - formazione mirata per le famiglie che faticano ad elaborare un Patto Fiduciario con i servizi.

La Fondazione F3 ha attivato una serie di percorsi informativi e formativi per le famiglie che riguardano principalmente 4 aspetti:

  • L’evoluzione culturale dal così detto “Eterno bambino” del secolo scorso alla persona con disabilità portatrice di diritti e doveri e consapevolezza di autodeterminazione, progetti di autonomia e distacco dalla famiglia.
  • La tutela individuale, l’evoluzione dall’Interdizione (orientata esclusivamente al patrimonio individuale) all’Amministrazione di Sostegno (orientata al Progetto di Vita della persona con disabilità).
  • Il ruolo della famiglia e l’organizzazione dei servizi domiciliari e residenziali del Durante e Dopo di Noi.
  • La protezione patrimoniale e i vari strumenti del Codice Civile, del Trust e dell’Affidamento Fiduciario.
  • Le opportunità date dall’articolo 6 della Legge 112/16, forse previste in modo frettoloso, non sono ancora entrate nella cultura quotidiana, il passaggio da un ormai morto welfare state ad un welfare di comunità senza addossare tutte le responsabilità e gli oneri alle famiglie, richiede una revisione degli strumenti previsti: oltre al Trust (individuale) e all’Affidamento Fiduciario dovranno essere previsti anche gli strumenti del TRUST COLLETTIVO e del TRUST DI PROGETTO (temi che la Fondazione F3 sta approfondendo per arrivare, entro la fine dell’anno, a proporre delle soluzioni giuridiche e fiscali sostenibili) per dare concretezza, in modo particolare, al comma 9 dell’articolo 6 della legge 112/16 che non è orientata al Dopo di Noi ma che deve realizzare il Durante Noi.

La legge 112/16 ha inoltre previsto un Fondo di 270 milioni per il triennio 2016/2018 demandando alle regioni e provincie autonome di definire come spenderlo. In Veneto la DGR 154/18 ha dato le linee guida che le varie ULSS hanno concretizzato in bandi locali a cui potevano partecipare solo Reti formate da Enti del Terzo Settore accreditati alla gestione di servizi, associazioni di familiari e almeno un Ente che non avesse nulla a che fare con la disabilità. Chiaramente la fantasia ha fatto elaborare diverse ipotesi, in ogni caso la Regione ha previsto l’utilizzo dei fondi assegnatele dalla L. 112/16 finanziando 5 azioni:

  • Distacco dalla famiglia (sono previste fino a 120 notti l’anno)
  • L’avvio di cohousing come previsti dalla stessa legge
  • L’avvio di attività occupazionali/lavorative in alternativa ai Centri Diurni
  • Il finanziamento per la ristrutturazione o adeguamento degli appartamenti da destinare a cohousing (pochi fondi)
  • Il finanziamento per affrontare eventuali emergenze (pochi fondi).

Valutando i progetti presentati la prevalenza si è orientata alla prima azione elaborando progetti di autonomia e di distacco lento dalle famiglie. I progetti sono stati avviati (quasi tutti) nel primo semestre 2019, alcuni sono ancora in fase di elaborazione e si dovrà aspettare almeno un triennio per vedere gli esiti in attesa di conoscere se la legge sarà ancora finanziata.

 

Das Gesetz 112/2016, was kann man in Südtirol umsetzen? 

Armin Reinstadler  –  Rechtsanwalt  – Vorstandsmitglied der Lebenshilfe Onlus (Bozen)

 

 

Michaela Trentini –  Direktorin der Abteilung Soziales

 

 

 

 

 

 

Landesrätin Waltraud Deeg

 

 

  Michela Morandini, Gleichstellungsrätin

 

Roberta Rigamonti, Dienst für Sachwalterschaft

 

Oskar Prinoth, Direktor Sozialdienste Bezirksgemeinschaft Burggrafenamt

 

Gian Luigi Salaris, Notar Meran

 

Benjamin  Tengler,  Gleichstellungsrätin Meran

 

 Christian Klotzner, Präsident Stiftung St. Elisabeth, Bozen

 

Oskar Kieswetter, SOPHIA Genossenschaft für soziale Innovation und Forschung, Cooperativa di ricerca sull’innovazione sociale, Bozen,Bolzano

 

 Susanne Elsen, Unibz

 

 

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Fachtagung: Geistig behindert, na und...?

 

Beitrag zur AEB Fachtagung „Geistig behindert – na und?“, Kolpinghaus Bozen, 20.11.2017

 

Prof. Walter Lorenz

Link zum Vortrag:

Vortrag Dr. Lorenz Walter

 

 

 Prof.ssa Anna Aluffi Pentini – Roma

 Link zum Vortrag:

Vortrag Anna Aluffi Pentini

Slide Referat Anna Aluffi Pentini

 

Theol. Prof. Martin M. Lintner PTH Brixen

Link zum Vortrag :

Vortrag Martin M. Lintner

 

Erfahrungsbericht von Brunner Untertrifaller Rosa als betroffene Mutter

 Erfahrungsbericht von Messner Julian als betroffene Person

 

 

Workshop 1 - Frühförderung

(Dagmar Hofer und Martina Pattis)

 

Hofer Dagmar ist vom Dienst „Frühförderung und Familienbegleitung“. Der Dienst bezieht sich auf Eltern mit Kinder von 0 -bis 6 Jahren, die an einer Entwicklungsverzögerung/Störung oder eine Behinderung haben.

Folgende Ressourcen wurden erarbeitet:

  • welche Dienste gibt es landesweit?
  • was könnte man im Bezug auf die Frühförderungsmaßnahmen für Kinder mit Behinderung machen?

Folgende Forderung wurden beim Workshop ersichtlich - ein Ziel in drei Schritten:

  • es soll eine Bestandsaufnahme der vorhandenen Dienste erstellt werden
  • ausgehend vom Ressort für Gesundheit und Soziales sollten alle Basis-Angebote landesweit zusammengefasst werden, damit die Eltern der Kinder mit einer Behinderung eine genaue Übersicht erhalten, wo und an wen sie sich wenden können
  • alle Bezirke sollten einheitliche Informationen übermitteln

 

Workshop 2 - Kindergarten/Schule

(Grüner Wolfgang)

Drei Leitfragen wurden bearbeitet:

  • was sind förderliche Faktoren für die Integration in der Schule?
  • was sind behindernde Faktoren?
  • Vorschläge, Wünsche und Forderungen

Zu den förderlichen Faktoren gehören Kommunikation, Vor- und Information. Der Austausch von Informationen, gelungene Kooperation zwischen Eltern, Kindergarten und Schule ist die Grundvoraussetzung, damit eine gute Inklusion gelingt.

Professionalität bedeutet, dass die professionellen Berufsbilder in Schulen und Kindergärten gut ausgebildet sind und sich auch regelmäßig fortbilden und dass in den Schulen offene Unterrichtsformen zum Einsatz kommen.

Behindernde Faktoren wären, wenn die Flexibilität im Kindergarten oder in der Schule fehlt oder Informationen zurückgehalten bzw. nicht weitergegeben werden, z.B. bei einem Lehrerwechsel und sich niemand verantwortlich fühlt, um Informationen weiterzugeben.

Ein wichtiger Punkt war die Kontinuität. Die Beratung sollte gewährleistet werden.

Die Verantwortung für Kinder mit Beeinträchtigung soll nicht nur an die jeweiligen Berufsbilder und Mitarbeiter für Integration delegiert werden, sondern es muss eine gemeinsam verteilte Verantwortung gegeben sein. Bei der Zuweisung von der Stellenwahl für die Integration sollten auch Spezialisierungen der Mitarbeiter dementsprechend berücksichtigt werden.

Im Kindergarten ist die Integration/Inklusion einfacher. Je höher man in der Schulstufe hinaufgeht, desto schwieriger wird es.

 

Workshop 3 - Arbeit

(Alois Schmid)

Für die Arbeitseingliederungsdienste bräuchte es mehr Personal und flexiblere Möglichkeiten, um auf den Bedarf der einzelnen Bezirke eingehen zu können. Beispielsweise wenn es in einigen Bezirken zu Engpässen kommt und es dadurch mehr Personal bräuchte um den ganzen Arbeitseingliederungsdienst zu begleiten.

Es braucht eine Arbeitserlernmöglichkeit auf mehreren Stufen: Werkstätten, Reha-Werkstätten und Genossenschaften, damit der Übertritt in den ersten Arbeitsmarkt besser gewährleistet werden kann.

Von Seiten der Berufsschulen wäre eine Teilqualifizierung für bestimmte Handwerksberufe sehr wichtig, so wie es sie auch im Tiroler Raum gibt, wobei Jugendliche eine Teilqualifizierungslehre in handwerklichen Berufen abschließen können.

Ein intensives Thema waren die verschiedenen Unterstützungsmaßnamen auf Landes- und Staatsebene für die Feststellung der Zivilinvalidität. Auch die Pflegeeinstufung-und Sicherung ist ein wichtiges Thema, damit die Betroffen ihr Leben gut meistern können. Sie sind nicht untereinander abgestimmt und behindern oft die Möglichkeit, dass Menschen im Arbeitsmarkt einsteigen können. Dies müsste auf der verwaltungsmäßigen, institutionellen Ebene gelöst werden.

Die Unterstützungsmaßnahmen der privaten Betriebe sollten unbedingt jenen, der öffentlichen Arbeitgeber angepasst werden.

Die Daten die die Ermittlungszentren sammeln, sind noch ungenügend und müssen klar aufgeschlüsselt werden. Dadurch kann man nicht feststellen, wie erfolgreich manche Maßnahmen sind. Es werden hauptsächlich nur Daten der Menschen mit Zivilinvalidität gesammelt, aber nicht von jenen mit kognitiven Schwierigkeiten, Lern-Schwierigkeiten oder Sinnesbeeinträchtigung u. s. w.

Ein Thema war auch die Begleitung der Arbeitgeber für Betriebe mit Personen mit kognitiven- und Lernschwierigkeiten. Es wäre sinnvoll, dass Mitarbeiter des Betriebes den Inklusionsprozess mitlernen.

 

Workshop 4 - Freizeit

(Günther Andergassen)

Die Teilnehmer/innen dieses Workshops setzten sich aus Eltern der Betroffenen, Mitarbeiter des Sozialdienstes, Mitarbeiter der Lebenshilfe und jene, die in der Freizeit aktiv sind, zusammen. Es wurde festgestellt, dass die Freizeit ein sehr wichtiger Bereich für Menschen mit geistiger Behinderung ist. Sie kann zu einem großen Lernfeld zur Selbstentfaltung und Verwirklichung beitragen, Ausgrenzungen zu beheben und somit die Inklusion fördern. Gerade in der Freizeit wird das Feld der Lebensverwirklichung - Zufriedenheit-und Glück zugeschrieben.

Wir fordern eine Zusammenarbeit von Schulen und Organisationen oder Vereinen, die Menschen mit Behinderung befähigen sollten, Ihre Interessen und Bedürfnisse zu finden.

Ein weiteres Thema ist die Transparenz und Barrierefreiheit im Bereich der Veranstaltungen.
Bekommt man z. B. ein Ticket für eine Veranstaltung, weiß man nicht ob man mit dem Rollstuhl teilnehmen kann, wie die Preiskategorie eingeteilt ist und wer das Ticket bezahlt.

Im Sinne der Integration und Inklusion sollten Menschen mit Behinderung in verschieden Vereinen involviert werden. Dies kann eine Bereicherung für alle sein.

Zum Thema Mobilität - Menschen mit Behinderungen können, obwohl sie genauso das Recht hätten, Land und Leute auch außerhalb der Grenzen kennenzulernen, bei Reisen kaum mitfahren.

Aus dem Workshop kam folgender Vorschlag zu Stande: Die Gemeinde wird ersucht, als politisches Organ eine/n Beauftragte/n für Inklusion zu beauftragen, die/der für die Funktion und Sensibilisierung landesweit verantwortlich ist.

Es wird auch gefordert, dass jährlich ein Treffen zwischen diesen Beauftragten und den verantwortlichen des Landes stattfindet und somit geklärt wird, wie weit die Umsetzung und der Stand dieses Landesgesetzes ist und was noch gemeinsam zu tun ist.

 

Workshop 5 - Wohnen

(Carmen Messner)

Es wurden die einzelnen Wohnformen, die derzeit sei es von den öffentlichen Ämtern und Bezirksgemeinschaften geführt werden, aufgezählt, z. B. Wohnheime, Wohngemeinschaften, Trainingswohnungen, ambulante Wohnbegleitung und welches die Unterschiede und die einzelnen Zielsetzungen sind?

Ebenso wurde über innovative Wohnformen gesprochen, wobei immer der Mensch im Mittelpunkt stehen muss. Die gesamte Organisation und Zukunftsplanung sollte aus diesem Leitfaden/-bild ausgehen. Gerade für die Politik ist dies eine großer Herausforderung: Teilnahme und Teilgabe am öffentlichen und gemeinschaftlichen Leben, Selbstbestimmung, Wertschätzung, soziale Räume u. s. w.

Ausgehend von der personenzentrierten Wohnplanung ist man auf die Wohnbauplanung übergegangen. Die betroffenen Menschen müssten bei der Bauplanung ein Mitspracherecht haben. Die Lebenshilfe hat eine Umfrage über die Wohnsituation gestartet: Das Ergebnis war: 95 % möchten weg von den großen Wohnheimen, die derzeit geboten werden. Das wichtigste und notwendigste ist, dass ein Nachtdienst zur Sicherheit der betroffenen Menschen und der Eltern präsent ist, egal um welche Wohnform es sich handelt. Das sehen die derzeitigen Wohnformen leider nicht vor wie z. B. die Trainingswohnungen.

Die innovativen Wohnformen bei denen z. B. Studenten mit Menschen mit Beeinträchtigung zusammen leben gab es bereits vor ca. 20 Jahren in Innsbruck. Eine Umsetzung dieser Wohnformen müsste auch bei uns möglich sein.

Eine Wohnform, die immer mehr angeboten wird, ist das Wohnen an Bauernhöfen.

Die Kirchlichen Einrichtungen, die leer stehen, sollten mehr genutzt werden.

Das Mehrgenerationenhaus wäre auch eine tolle Chancenressource für alle.

Flexibilität bei der Planung und der Umsetzung.

Die Finanzierung ist eines der größten Handicaps. Das Landesgesetz sieht vor, dass jeder wählen kann, wo er wohnen möchte, aber das ist derzeit leider nicht so. Einzelne Bezirksgemeinschaften entscheiden ob sie die Kosten für die Unterkunft in anderen Bezirksgemeinschaften übernehmen oder nicht.

 

 

 

 

Fachtagung „Geistig behindert – na und?“

 

                                                                                                                    

 

am Montag, 20.11.2017 findet von 09.00 Uhr bis 17.00 Uhr im Kolpinghaus in Bozen eine Fachtagung zum Thema „Geistig behindert – na und?“ statt, zu der wir Sie herzlich einladen.

 

Das Hauptziel, das durch diese Veranstaltung angestrebt wird, ist zu erörtern, was geistige Behinderung bedeutet, welche Ressourcen diese Menschen für Schule, Arbeit und Freizeit bieten, wie unsere Gesellschaft ohne geistig behinderte Menschen aussähe und wie geistige Behinderung ethisch und philosophisch-theologische gesehen wird.

 

Am Vormittag werden Referenten, Eltern von Menschen mit geistiger Behinderung und Betroffene diese Themen aus den verschiedenen Sichtweisen beleuchten, während am Nachmittag in Workshops auf die Bereiche Frühförderung, Kindergarten/Schule, Arbeit, Freizeit und Wohnen näher eingegangen wird. Die Fachtagung endet dann mit einem Resümee und einer Abschlussdiskussion.

 

 

 

 

Fachtagung "Menschen mit Down-Syndrom lernen - lebenslang" vom 19.03.2016

 

  

Die diesjährige Fachtagung des AEB anlässlich des internationalen Welt-Down-Syndrom Tages am 21. März befasste sich mit einem Thema, das das Leben eines jeden Menschen, insbesondere eines Menschen mit Down-Syndrom in herausragendem Maße bestimmt: das Lernen.

Wurde noch bis zum Ende des letzten Jahrhunderts davon ausgegangen, dass geistig behinderte Menschen bildungsunfähig sind (erst 1978 konnte dies durch eine Studie mit Menschen mit Down-Syndrom widerlegt werden), gibt es heute immer mehr Menschen mit Down-Syndrom, die einen Oberschulabschluss schaffen. So auch Silvia Barbarotto, eine junge Frau mit Down-Syndrom, die selbst über ihren erfolgreichen Werdegang an einer Oberschule in Mailand berichtete.

Wie kann Lernen mit Down-Syndrom gelingen? Welches sind die grundlegenden Faktoren? Und können Menschen mit Down-Syndrom auch als Erwachsene noch dazulernen oder gibt es Grenzen?

Diesen grundlegenden Fragen gingen die Referenten der gut besuchten Tagung auf den Grund. Frau Bernadette Wieser, Leiterin des Down-Syndrom Kompetenz-Zentrums „Leben, Lachen Lernen“ in Leoben in der Steiermark betonte in ihrem Referat, dass die individuelle Entwicklung Ausgangspunkt der Förderung sein muss, nicht die spezielle Behinderung. Weiter erklärte sie, dass Menschen mit Down-Syndrom natürlich lebenslang lernen können, sie ging dabei auch auf Maßnahmen und Methoden ein, die hierfür besonders förderlich sind. Über eine ganz neue Maßnahme, dem EEG-Neurofeedback referierte Dr. Günther Goller. Christina Coltro Campi, die Mutter von Silvia Barbarotto und selbst Lehrerin glaubt, dass ihre Tochter vor allem von der inklusiven Schule sehr profitiert hat. Auch sie betont die Bedeutung der individuellen Förderung. In den Workshops von Frau Wieser und Frau Galler am Nachmittag konnten sich die Teilnehmer über die praktische Ausführung der Frühförderung beim Kleinkind bis zu Fördermaßnahmen bei Jugendlichen  und Erwachsenen informieren. Dazu zählt auch der in Südtirol neu angebotene und vom AEB initiierten Dienst „Familienbegleitung und Pädagogische Frühförderung von Kindern mit Beeinträchtigung“.

 

Besonders wichtig wird das Lernen im Hinblick auf die Arbeitswelt. Dr. Andrea Sinno, Vertreter des AIPD (Associazione Italiana Persone Down), definierte die 3 wichtigsten Faktoren für eine erfolgreiche Arbeitseingliederung: 1. die Eigenständigkeit der Arbeiter; 2. die Ausbildung vor Ort; 3. die gezielte und unterstützte Eingliederung. Er berichtete, dass von den erwachsenen Mitgliedern des AIPD zur Zeit nur 12% einen unbefristeten Arbeitsvertrag haben, obwohl viel mehr Betroffene die Voraussetzungen dazu hätten. Der Grund dafür sei, dass es trotz Menschenrechtskonventionen immer noch große Vorurteile gegenüber Menschen mit Beeinträchtigung gibt.  Auch in Südtirol bilden Menschen mit Down-Syndrom, die einer geregelten Arbeit nachgehen, die Ausnahme.

Wozu soll unser inklusives Schulsystem führen, wenn nicht zu einem inklusiven Arbeitsplatz, der dem Grundbedürfnis eines jeden Menschen nach Selbstverwirklichung und Selbstständigkeit nachkommt? Wir müssten dann aber unsere Vorurteile hinter uns lassen und Vertrauen in die oft erstaunlichen Fähigkeiten unserer Mitbürger mit Down-Syndrom setzten.

Dann können sich Menschen mit einem extra Chromosom auch zu einem Dichter oder Musiker entwickeln, wie Julian Messner und Felix Jörg durch ihre Beiträge eindrucksvoll bewiesen.

 

Clever Forever von Bernadette Wieser

 

EEG- Neurofeedback als Therapieansatz von Günther Goller

 

Frühförderung von Ulrike Galler